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[…] rispondere alla domanda che non cessa di risuonare nella storia della politica occidentale: che cosa significa agire politicamente? Giorgio Agamben – Stato di eccezione

A chi appartiene la STORIA dell’uomo? Ai vincitori che la scrivono, ai governanti che la indirizzano o agli oppressi che la subiscono? È dei liberali o dei cattolici? I fascisti, come pure i loro amici conservatori e reazionari, possono reclamarne una parte? Per non parlare degli ignoranti, che pur non conoscendola vogliono esserne partecipi e, in tempi recenti, arroganti protagonisti, perché con i ceti più abbienti condividono costumi e consumi. Mai come ora sembra ci sia posto per tutti, pensando che solo fino a trent’anni fa la retorica di classe e gli armamenti messi a disposizione dai partiti erano strumenti appena sufficienti per volgere lo sguardo verso il “tabellone degli eventi” (Cesare Garboli, Ospite ingrato). Oggi invece, ogni cosa che accade, è smerciata in tempo reale, immediatamente assimilata attraverso un meccanismo di semplificazione della realtà che rassicura chi la vive, abituando il pensiero degli individui a domande banali e risposte di facile risoluzione (“Quello è buono o cattivo, è simile a me o diverso, sarà una persona onesta o un ladro?”).

Il risultato è che chiunque può formarsi un pensiero da condividere su tutto quello che accade ed è macinato dall’inesauribile industria dell’informazione, si tratti di un provvedimento della Corte Costituzionale, delle nomine di un nuovo board a Piazzetta Cuccia, di un’epidemia o della guerra in Kurdistan. Scomparsi e sistematicamente ignorati i manuali e le faticose dottrine (rimpiazzati dai più agili e disimpegnati “Anche tu di sinistra vero?”, “Camerata? L’ho capito subito!”), fintamente annullate le distanze sociali, è arrivata l’opinione a farla da padrone e delimitare il campo in cui innumerevoli bande (neocon, progressisti, falchi e colombe, i mitologici radical chic, i cattocomunisti!) si sfidano sulle presunte verità: l’identità religiosa, la difesa dei diritti, l’aiuto ai deboli, i modelli di sviluppo economico da perseguire per raggiungere il progresso e la modernità. Ciascuna fazione, nella propria solitudine, osserva e sceglie l’offerta più vicina ai suoi gusti, esplorando minuziosamente i dettagli dell’attualità ma mai riflettendo sulle cause che la determinano, pronti a scandalizzarsi delle indecenti posizioni altrui ma restii a immaginare insieme la via del rimedio.

Eppure, giovane popolo in cerca di identità, proprio noi italiani abbiamo mosso i primi passi associandoci l’uno con l’altro nella speranza e nel desiderio di un nuovo ideale da perseguire, partendo dalla filosofia del Leopardi, che l’uomo affratella sotto la bandiera della cultura classica, conoscendo il dolore della solitudine attraverso la galera di Gramsci e il suo lascito senza tempo, trovando la strada maestra seduti insieme sui banchi della Costituente, dimenticandoci dell’oggi e proiettando lo sguardo verso un futuro indicato dalle divisioni del passato.

E’ la STORIA forse che fa noi, non viceversa, cosicché se un fatale intreccio tra privato e pubblico ci costringe ad agire siamo tutti l’Ida Ramundo partorita dolorosamente dalla STORIA di Elsa Morante, e come lei, da semplici comparse della periferia della vicenda umana ci troviamo catapultati al centro di tutto, ostaggi della malinconia perché l’amato padre non c’è più mentre un soldato nazista ci stupra, e il nostro figlio partigiano è stupido e muore mentre l’ebreo che dovrebbe salvare il mondo  si fa di eroina.

Che fare quindi del posto che ci è stato assegnato su questa terra, schiacciati tra la legge che pretende di guidarci e la natura che ci porta altrove? Da Agamben dobbiamo tornare, e chiederci cos’è l’agire politico e in che modo possiamo partecipare attivamente al nostro tempo. Siamo uomini senza più piazze e stanze in cui parlare, influenzarci e decidere insieme, annichiliti da vent’anni di postmodernismo tecnologico dove pensiero e scelte non sono più frutto dell’amaro conflitto tra utopia e realtà (le riunioni notturne della redazione di Via Solferino, le urla nei congressi e nelle direzioni di partito, i digiuni di Torre Argentina), ma il prodotto di un insieme di nuove tecnologie attraverso cui ci esprimiamo quotidianamente e ossessivamente, offerte all’abulico consumo dal lavoro di tecnici provenienti da paesi che neanche conosciamo, organizzati dalle avanguardie del sistema economico in una città chiamata Cupertino, a diecimila chilometri dalla scheda elettorale riposta nel comodino accanto al letto.

Gigantomachia intorno a un vuoto, capitolo quarto di “Stato di eccezione”, fissa l’esatto momento in cui l’uomo comprende che deve ragionevolmente sottomettersi alle regole del diritto ma anche liberarsene violentemente per affermare il suo essere. Condotto dalla legge a un punto estremo, in cui tutte le norme cessano di esistere e perdono il loro valore per garantire la sopravvivenza dell’ordinamento stesso, la violenza rivoluzionaria diventa l’unico mezzo per interrompere la farsa della tirannia, perché, tragica o comica che sia, valica i confini delle determinazioni giuridiche. La STORIA del Novecento ha provato a chiamare l’uomo alla scelta definitiva, quella tra la regola che pone se stessa come paradigma e la realtà dei fatti che al contrario nulla impone e decide, ma superbi e indifferenti all’appello abbiamo continuato a marciare compatti lungo il sentiero del Materialismo.

C’è una foto (http://media.gettyimages.com/photos/the-italian-terrorists-corrado-alunni-and-marina-zoni-attending-from-picture-id141553169) in cui un uomo fuma dietro lo sbarre di un’aula di un tribunale. E’ un’immagine che ci porta indietro nel tempo, a un mondo vecchio e superato, teneramente polveroso e fuori moda, la memoria riesce a stento a evocarlo. Con lui c’è una donna, sembrano complici, gli occhi voraci di entrambi testimoniano la vita, la gioia di essere insieme in quel preciso momento, seppur lo siano per motivi tristissimi: la loro ribellione non ha cambiato nulla, e sconfitta ha rafforzato l’autorità e il diritto. Questo scatto di Corrado Alunni e della sua donna si trova facilmente attraverso un computer, merito di una moderna tecnologia di importazione californiana; io lo osservo attentamente, o almeno abbastanza per farmi un’idea della STORIA che hanno vissuto.

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