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MORO REINA MATTARELLA

 

La svastica su via Gradoli [1]

Sabato 6 Maggio 1978

Paola Besuschio ha lasciato il carcere di Messina. Il provvedimento di grazia del presiedente Leone è stato controfirmato la notte scorsa dal guardasigilli Bonifacio durante un agitato consiglio dei ministri; la brigatista si trova ora presso l’Ospedale Civile Maggiore di Verona. Giulio Andreotti ha immediatamente rassegnato le proprie irrevocabili dimissioni da capo del governo, mentre il segretario del PCI Enrico Berlinguer ha convocato per la prossima settimana l’assemblea del partito.

Martedì 9 Maggio 1978

Alle 14:15, mentre va in onda l’edizione straordinaria del TG1, Nuccio Fava chiede la linea da Piazza del Gesù; il giornalista, visibilmente scosso, conferma la notizia lanciata dall’ANSA qualche minuto prima: in una traversa di Via delle Botteghe Oscure gli agenti di pubblica sicurezza hanno forzato il baule posteriore di una macchina parcheggiata, estraendo dallo stesso Aldo Moro. Moro, apparentemente in buone condizioni di salute, è stato accompagnato al vicino nosocomio San Giacomo per accertamenti; sul luogo del ritrovamento le forze dell’ordine sono giunte grazie a una segnalazione anonima fatta al quotidiano torinese La Stampa.

Lunedì 15 Maggio 1978

Proseguono le richieste d’incontro con l’ex leader DC: fondate indiscrezioni parlano di forti pressioni in tal senso da parte della Segreteria della Democrazia Cristiana e da quella Vaticana per iniziativa dello stesso Montini; tutti i partiti dell’arco costituzionale hanno comunque manifestato il medesimo desiderio (si segnala in particolare l’attivismo dell’onorevole Craxi e del compagno Vassalli).

Al momento, le uniche volontà del politico di Maglie emerse con chiarezza, restano quelle trasmesse ai giornali attraverso le brevi dichiarazioni del professor Francesco Tritto: l’indefettibile scelta di abbandonare il partito e la vita politica, ritirandosi definitivamente a vita privata.

Martedì 16 Maggio 1978

Sono stati ritrovati in un appartamento di Piazza Euclide i cadaveri di Adriana Faranda e Valerio Morucci. I due, secondo fonti vicinale al Viminale, sarebbero stati giustiziati nell’ambito di un regolamento di conti interno alle Brigate Rosse. Gli investigatori non escludono comunque l’ipotesi dell’omicidio-suicidio.

Mercoledì 24 Maggio 1978

Il capo dello Stato Giovanni Leone, al termine di un colloquio con i presidenti Ingrao e Fanfani, ha comunicato che non procederà allo scioglimento di Camera e Senato; a partire da domani inizieranno le consultazioni per la formazione di un nuovo governo e saranno ricevute al Quirinale le delegazioni politiche.

Questa mattina intanto, durante lo svolgimento del processo in corso a Torino che vede imputati 46 membri delle Brigate Rosse, il giudice Barbaro ha autorizzato Paolo Maurizio Ferrari alla lettura di un brevissimo messaggio, attraverso il quale i detenuti hanno fugato ogni dubbio sull’autenticità del comunicato trovato ieri sera al Policlinico Umberto I di Roma. Questo il testo rinvenuto in un bagno del reparto di Geriatria:

“Se perfino lo stato borghese, nonostante tutte le sue malefatte, si ricorda dei proletari malati che muoiono nelle sue carceri, allora vuol dire che la nostra Lotta è servita a qualcosa. Sia chiaro a tutti, dai vecchi occhialuti scappati in vaticano quando c’era da combattere contro i fascisti fino ai rampanti estimatori di Proudhon, che l’offensiva rivoluzionaria si arresterà solo quando la giustizia comunista avrà chiuso tutti i conti ancora aperti. Preso comunque atto della liberazione di una nostra militante in seguito a un’esplicita richiesta, rispediamo al mittente uno dei tanti nemici dei lavoratori, scusandoci se l’ospitalità non è stata all’altezza della nostra fama (risottini e barolo sono finiti ai tempi del sequestro Sossi, anche noi ci adeguiamo all’austerity richiesta dal governo), avendo cura di conservare le interessanti confidenze che il Signor Moro ci ha fatto durante il tè delle cinque. Ribadiamo la richiesta, avanzata dai compagni del carcere, della creazione di un tavolo di trattativa che si occupi di affrontare il tema dei prigionieri politici e il riconoscimento della nostra Organizzazione. Individuiamo nell’avvocato Giannino Guiso l’unico e solo soggetto autorizzato a parlare per conto delle Brigate Rosse. Riposano, per ora, le nostre rivoltelle (ricordando ai giornalisti che le pallottole per noi sono un bene prezioso, e non si sprecano certo per una coppia di fastidiose zanzare affascinate da Mishima e dal mito del seppuku)”.

Giovedì 1 Giugno 1978

Bettino Craxi è il nuovo Presidente del Consiglio. Guida una coalizione appoggiata dalla Democrazia Cristiana e dal Partito Repubblicano, con Forlani vicepresidente, Cossiga agli interni, Spadolini alla difesa e Roberto Gervaso alla cultura. Scarno ed essenziale il programma dell’esecutivo: ordine pubblico, ripresa  economica e rilancio dei consumi, un serrato piano di privatizzazioni delle principali attività industriali partecipate dallo Stato, crescita del comparto edile e del settore televisivo e pubblicitario da stimolare attraverso la realizzazione di centri residenziali e la concessione di nuove licenze. Il leader socialista, ha festeggiato l’inizio della nuova avventura con un brindisi, circondato da amici e colleghi nella splendida cornice del Castello Sforzesco di Milano, avvalendosi della collaborazione dell’artista contemporaneo Filippo Panseca, che per l’occasione ha creato un enorme palco raffigurante una bottiglia di amaro Ramazzotti.

“Faremo un’opposizione al governo spietata ma leale”: queste le dichiarazioni rilasciate al quotidiano L’Unità dal nuovo segretario del Partito Comunista Nilde Iotti, che nella giornata di oggi è attesa ai cancelli di Mirafiori per discutere con gli operai della FIAT un piano comune di opposizione ai progetti di ristrutturazione comunicati dall’azienda torinese: circa 40.000 i lavoratori che parteciperanno all’incontro. Enrico Berlinguer, sfiduciato la settimana scorsa al Congresso della Bolognina, non ha commentato gli avvenimenti politici in corso: “Andrò in Africa per svolgere un ruolo sociale” è stata l’unica battuta rilasciata ai cronisti dall’ex leader di Botteghe Oscure.

Mercoledì 14 Giugno 1978

La casa editrice Einaudi ha diramato una nota ufficiale in cui vengono confermate le voci in merito alla cena che si sarebbe tenuta nella sera di lunedì a Torrita Tiberina tra Aldo Moro e l’editore Giulio Einaudi; non sono stati per altro rivelati i temi affrontati durante l’incontro.

Domenica 25 Giugno 1978

La nazionale di calcio italiana, che ha partecipato alla coppa del mondo, è sbarcata a Fiumicino: gli Azzurri, sconfitti ieri dal Brasile per due reti a uno, si sono classificati quarti nel torneo. Oggi a Buenos Aires la finale tra i padroni di casa dell’Argentina, sostenuti dalla giunta militare, e l’Olanda.

[1] Ucronìa: s. f. dal francese uchronie  (voce coniata dal filosofo Charles Renouvier nel 1876 dal greco οὐ  «non» e χρόνος  «tempo») – Sostituzione di avvenimenti immaginari a quelli reali di un determinato periodo o fatto storico (per es., la situazione europea se Napoleone avesse vinto a Waterloo).

Più che la voce del vocabolario della Treccani, per capire quali sono le infinite possibilità di manipolazione della storia attraverso la fantasia e l’immaginazione, esiste un libro scritto in America nel 1962 e pubblicato in Italia tre anni dopo con il titolo “La svastica sul sole”. L’autore, Philip K. Dick, raccontava di un mondo in cui il Giappone imperiale e la Germania nazista, le potenze uscite vincitrici dalla seconda guerra mondiale, si spartivano rispettivamente la costa orientale e quella occidentale degli Stati Uniti, promuovendo il rinnovamento della società sulla scorta delle loro ideologie, ma restando in fin dei conti fedeli  al vecchio, ma ancora ruggente, modello liberista. Io invece ho provato, attraverso una cronologia degli eventi, a pensare a cosa sarebbe accaduto all’Italia se, la mattina del 9 maggio 1978, dal bagagliaio di quella R4 rossa parcheggiata in Via Caetani, fosse stato estratto non un cadavere, ma il corpo smunto e un po’ provato dell’ancora in vita ex presidente della Democrazia Cristiana.

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