Tag

cippo_home_1600x1200

cyop&kaf non hanno molto da dire, altro da aggiungere a quelle immagini lunghe ottantanove minuti che raccontano la loro città, Napoli, e “una banda” di ragazzini alla ricerca di alberi di natale.

Il segreto è un ruggito di vita, monito e testimonianza di quello che siamo realmente, corteccia cerebrale disperatamente bisognosa di nutrirsi di passioni, sentimenti, utopie, e di quello che invece dimentichiamo ogni giorno di essere, oppressi dagli affanni del mondo delle responsabilità e delle necessità.

L’evidente complicità con i protagonisti, di cui godono i due registi dei Quartieri, unita al loro buon gusto estetico, rendono discreto quasi invisibile l’occhio esterno che insegue le velocissime imprese dei nostri eroi, che senza alcun filtro, giudizio o commento si spiegano nella loro massima naturalezza, ricordandoci tutta la bellezza e la magia della giovane età.

Contagiato da tanta vitalità una domenica di luglio scalo i gradoni di Chiaia e mi ritrovo seduto su una panchina della meravigliosa Piazzetta Rosario di Palazzo, turbando la sapiente calma di cyop con il vortice delle mie impressioni sul film, partendo dalla fine, dall’ultima immagine di un palazzo che crolla, lo stesso palazzo che diventerà il futuro quartier generale, il cuore pulsante di tutta la storia. C’è qualcosa nel modo in cui quegli uomini lo abbattono, una caotica e disorganizzata sintonia, che ricorda l’incessante e frenetico lavoro con cui i ragazzi gestiscono e difendono il loro bottino; come a dire che in fondo, prima della banda, delle avventure e del rito il vero centro del film è Napoli, meraviglioso teatro in cui tutto accade e che inesorabilmente sceglie e influenza il destino dei propri figli, le possibilità del loro agire, anche se, come osserva l’autore, luogo di libertà infinità, in cui si può ancora scegliere la direzione dei propri pensieri al riparo dalla minaccia del conformismo.

Mentre in un clima di composta eccitazione il quartiere si prepara alla proiezione serale del film mi passano sotto il naso i protagonisti: ripenso così alle scorribande del gruppo, alla coesistenza, nel loro modo di agire, di due diverse anime: l’una manifesta attraverso un linguaggio e un’espressività tipicamente infantili, inclini tanto all’entusiasmo, allo stupore e alla meraviglia quanto alla delusione e allo scoramento; l’altra, quando necessario, in grado  di far scattare la determinazione tipica della maturità, accompagnata dalla perfetta conoscenza del mondo degli adulti e delle conseguenze che al suo interno producono le loro gesta. Insomma, non si tratta di marachelle, ma è qualcosa di molto serio.

Mi chiedo come sia percepita dal resto del rione, dai genitori, da tutti gli altri grandi quest’avventura, e apprendo che la tacita complicità e approvazione che traspare dalle immagini è reale: in molti di loro probabilmente echeggia  la memoria dell’ultimo “fuoco”, la soglia oltre cui non è più lecito giocare con la vita e l’età adulta incalza; ecco spiegata la comprensione per questa romantica scheggia impazzita che attraversa le strade ancora intorpidite dalle abbuffate natalizie.

Me ne vado felice, con la presunzione di aver colto nello sguardo dei ragazzi una piccolissima parte di quello che ha rappresentato e significa tuttora il film per quanti hanno partecipato alla riprese; il veder narrata la loro storia da qualcuno che è stato uno di loro li ha resi sicuri e saldi nella percezione di se stessi, dandogli finalmente un palcoscenico, diverso da quello della cronaca giornalistica, sul quale essere protagonisti, dal quale poter attirare l’attenzione di chi è alla ricerca del bello.

Annunci