Tag

,

Platone, Rousseau, Proudhon, la storia dei Vangeli, con Hegel, Marx e Gramsci che attendono impazienti: è all’interno di questo ampio territorio che negli ultimi anni ho cercato di comprendere il complesso rapporto tra individuo e legge e di studiare le possibilità organizzative dell’uomo in forme sociali più o meno evolute, finendo per interrogarmi sul bisogno di Dio per lenire il dolore e la paura della morte; e proprio al tradimento della scienza politica e legislativa, così come al menzognero utilizzo delle parole e della vita del profeta Gesù, ho sempre imputato il desolante spettacolo della Storia umana. Eppure, con mia grande sorpresa, per ascoltare il più impietoso resoconto sulle ragioni della fallimentare evoluzione di Homo sapiens sapiens negli ultimi duemila anni, sono dovuto scendere in una bettola di Testaccio.

Mentre fuori la città placida si mostra quasi indifferente al ricordo della liberazione dalle truppe nazifasciste di appena qualche anno prima, le parole che Davide Segre biascica in solitudine nell’agosto romano inchiodano ciascuno di noi alla propria parte in questa secolare vicenda, oltre a regalarci l’inaspettato e prezioso contributo di Elsa Morante al dibattito su politica e modernità; punto di vista tanto più efficace in virtù della distanza con cui l’autrice de La Storia, sostanzialmente disinteressata a un’analisi saggistica dei modelli di convivenza civile e delle relazioni economiche, osserva gli argomenti in questione.  

A differenza dei vecchi che giocano a carte, l’annoiata e distratta platea ostaggio del soliloquio di Davide che ha già scelto di lasciarsi alle spalle e dimenticare i bombardamenti, i campi di prigionia, quei mucchi di ossa e di cadaveri di ogni età e sesso che per la prima volta sono documentati, fotografati, offerti al cuore e al pensiero di tutti, l’anarchico ferrarese risale pazientemente la corrente degli orrori, e a dispetto della droga assunta e dello sfinimento emotivo, svela con grande lucidità l’origine e la soluzione di tutti i mali: la nostra COSCIENZA; che disertata dall’individuo fin dagli albori della sua consapevolezza, barattata in fretta e furia con il fascino pestilensiale del potere e dell’identità di classe, diviene rapidamente la palestra dell’egoismo, uno spazio senza confini in cui fortificare l’ideologia del compromesso e rendere tutto accettabile e digeribile.

Se per Simone Weil, stella polare di questo cammino, la lordura della Storia non è altro che la prova tangibile dell’amore divino per l’uomo, Dio che si ritrae per rendere possibile la fede, Dio che crea uno iato tra lui e le nostre azioni per non umiliarci e bruciarci con la sua grazia, la sua purezza e la sua forza, nella Morante la coscienza totale viene prima di ogni altra cosa, sola vera genesi, punto più alto della manifestazione della natura e come tale senza dubbio destinata alla produzione del bene. Questo sentimento proprio di ciascun essere, che si scopre capace di unirsi agli altri, contiene ogni cosa, dalla scintilla religiosa che si innesca per la realizzazione di una società senza ingiustizie e diseguaglianze fino al cambiamento necessario per ottenerla. Così nasce Cristo, che nasconde la verità ai dotti per rivelarla agli umili, nelle cui sembianze si manifesta tutti i giorni infastidendoci, braccato dal potere come nell’Andalusia de Il Grande Inquisitore, perché mettendoci a nudo smaschera la nostra presunta anima rivoluzionaria, dietro cui in fondo si nasconde un assassino pronto a massacrare una SS con lo sguardo di un marmocchio. Sotto i colpi di Davide cade così anche il marxismo, nuovo protagonista della Storia che nel nome dell’interesse collettivo e della società senza classi ambisce a sostituirsi alla cancrena borghese nella sottomissione della “carne umana” ai bisogni dell’industria e della produzione.

Non sarà certo una Rivoluzione a liberarci dall’equivoco del progresso che produce sterminio, ma il tradito insegnamento del Cristo di Nazaret, che spogliato di ogni valenza religiosa e aspettativa spirituale e mistica, tanto da rendere evidente “la mattezza di certe domande: credi in Dio?”, torna a essere cio che è stato, un ebreo che più di ogni altro ha amato l’uomo e attraversato senza esitazioni o ripensamenti la propria Storia, questa si con la esse maiuscola e non deposito d’immondezze, e che all’odio e alla barbarie ha risposto con la croce. Credere in NOI è l’ultimo, disperato invito lanciato da Davide Segre prima di un’Apocalisse senza riscatto: oltre c’è la cantilena e il tedio dell’IO, la solita gelida disattenzione verso l’altro. Ma d’altronde, come suggerisce il barista che ci ospita mentre discute con un paio di giovani avventori, “Secondo me, là il pasticcio l’aveva combinato l’arbitro”.

Annunci