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“Un amico giusto, che è stato sempre dalla parte della povera gente. Rimpiangeremo la sua intelligenza”. Così  il presidente del consiglio Giulio Andreotti salutava, un pomeriggio di marzo del 1992, il compagno di partito Salvo Lima, caduto sotto i colpi dei vecchi soci in affari di Cosa Nostra; più o meno nello stesso momento Paolo Borsellino ne osserva perplesso il cadavere disteso su un marciapiede di Mondello e illuminato da un bel sole di primavera. L’ex sindaco di Palermo e la sua postuma rispettabilità furono così perentoriamente difesi dalla voce più autorevole di Piazza del Gesù.

Sarà per la familiarità con gli insegnamenti del Vangelo, o forse per i frequenti Todo modiani “esercizi spirituali” praticati nei conventi di Camaldoli e Santa Dorotea, ma è proprio e soprattutto nelle fasi più difficili e compromettenti della loro storia che i notabili democristiani hanno fatto quadrato intorno alla creatura politica di Alcide De Gasperi, tutelandone la dignità e l’onore.

Alla scuola quadri delle Frattocchie al contrario, nonostante l’aria fosse intrisa di socialismo, mancò sempre un “piano quinquennale” che promuovesse tra i dirigenti di Botteghe Oscure mutualismo e spirito di squadra: da Togliatti fino a Berlinguer, passando per la segreteria del Gallo Longo, il rigido verticismo di importazione moscovita produsse soprattutto reciproci sospetti e parecchie lacerazioni interne, al cui confronto le innumerevoli correnti che frazionavano i rivali scudocrociati appaiono oggi armoniose squadriglie di boys scout appartenenti allo stesso reparto.

Ragionare sull’esistenza di una storia buona e di una storia cattiva della via italiana al comunismo non sembra essere esclusiva materia di contesa della vecchia nomenclatura del PCI e dei suo eredi, ma pare ancora appassionare la ricerca storica e giornalistica. Emblematico è un libro pubblicato da Fazi Editore nel  2005, Sofia 1973: Berlinguer deve morire di Giovanni Fasanella e Corrado Incerti, in cui l’ipotesi e le relative ricostruzioni su un presunto attentato compiuto dal KGB ai danni dell’allora segretario comunista, diventano occasione di una severissima critica nei confronti della componente del partito che ne contestò le scelte, nonché di quanti si dichiararono contrari allo strappo dal Cremlino.

Paese Sera, Franco Rodano, una non meglio identificata Quinta Colonna, ma soprattutto Armando Cossutta, imputato numero uno dell’accusa di collaborazionismo con il PCUS e di spionaggio, vengono privati dell’identità di compagni fautori di una linea politica dissidente rispetto a quella della Segreteria, che cercava una sponda naturale nei potenti alleati della casa madre, per diventare i protagonisti di una guerra sporca, combattuta con mezzi discutibili e con l’appoggio dell’anima nera dell’apparato brezneviano, e di fatto giudicati gli eredi morali di un crudele progetto politico che tentò di far precipitare Berlinguer da un cavalcavia di Sofia.

Fasanella non è nuovo a imprese di questo tipo, avendo già tentato con Il sol dell’Avvenire di ricostruire la storia delle Brigate Rosse attraverso la parziale e rancorosa memoria di Alberto Franceschini. Anticipando le recenti cinematografiche agiografie veltroniane, il libro trasforma la discutibile cautela con cui Berlinguer decise prima di negoziare e poi di spendere il consenso elettorale del 1976 nelle trattative con la Democrazia Cristiana, come l’unica possibile strada comunista per avvicinare il potere e scongiurare uno scontro frontale con la NATO, mentre l’opposizione interna, entità mitologica che racchiude indistintamente il fantasma di Pietro Secchia, il corpo carbonizzato di Feltrinelli e gli onnipresenti servizi segreti cecoslovacchi, finisce sempre per assumere le sembianze di un’agguerrita fazione che, pur di liquidare l’odiato segretario, non esitò a sostenere potenziali assassini e fiancheggiare il terrorismo.

Il tempo ci racconta che Berlinguer non fu un martire, ma un grande leader politico, che come il suo Gigi Riva segnò tante reti e commise anche qualche errore sotto porta. Amato dai suoi alleati e combattuto e osteggiato dai rivali che non ne condividevano progetti e intenzioni, morì tra la sua gente, pianto e acclamato da un popolo intero. Fasanella e Incerti, perché non vi piace la storia?

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